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Formula 1, uno studio internazionale analizza come il corpo dei piloti si adatta allo stress da gara

05/03/2026

Formula 1, uno studio internazionale analizza come il corpo dei piloti si adatta allo stress da gara

Le monoposto di Formula 1 rappresentano uno degli ambienti sportivi più estremi per il corpo umano. Accelerazioni violente, carichi continui sul collo, temperature elevate nell’abitacolo e ritmi serrati di gara impongono agli atleti una capacità di adattamento fisiologico molto particolare. A indagare questi meccanismi è una review scientifica internazionale realizzata dall’Università di Trieste insieme alla University of Roehampton di Londra, con il contributo diretto di performance coach che lavorano ai massimi livelli della categoria.

Lo studio è stato pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, una delle principali riviste scientifiche peer-reviewed nel campo della medicina dello sport. Il lavoro nasce con l’obiettivo di colmare una lacuna nella letteratura scientifica: nonostante l’enorme visibilità della Formula 1, le conoscenze sistematiche sulla fisiologia dei piloti restano ancora limitate.

Forza del collo e resistenza agli stress multidirezionali

Secondo i ricercatori, i piloti di Formula 1 non presentano necessariamente caratteristiche fisiche “estreme” se confrontati con altri atleti professionisti. Parametri come statura, massa corporea o capacità aerobica rientrano spesso in valori simili a quelli di sportivi di alto livello.

Ciò che distingue realmente i driver sono adattamenti altamente specifici, sviluppati per rispondere alle sollecitazioni della guida ad altissima intensità. Durante una gara, il corpo è sottoposto ad accelerazioni che possono raggiungere 3–4 volte la forza di gravità, con effetti particolarmente evidenti sulla testa e sul collo.

Lo sviluppo della muscolatura cervicale emerge come uno degli adattamenti più rilevanti. Questa forza è fondamentale per contrastare le forze multidirezionali che agiscono sul casco durante curve, frenate e accelerazioni, permettendo al pilota di mantenere stabile lo sguardo e preservare precisione di guida e tempi di reazione.

Accanto alla forza del collo, lo studio individua altri adattamenti funzionali:

  • capacità di gestire carichi ripetuti e asimmetrici sugli arti inferiori, soprattutto nella frenata;

  • sviluppo dei muscoli del tronco e della cintura scapolare;

  • attivazione degli stabilizzatori profondi del corpo;

  • risposta cardiovascolare capace di sostenere picchi elevati di frequenza cardiaca.

Alex Buoite Stella, docente di Fisiologia all’Università di Trieste e coautore della ricerca, spiega che la Formula 1 rappresenta una delle combinazioni più complesse di sollecitazioni fisiche nello sport professionistico: accelerazioni, posture forzate, calore e recuperi ridotti si accumulano lungo tutta la stagione.

Clima, trasferte e recupero: le nuove sfide della Formula 1

Oltre alle condizioni di guida, lo studio mette in evidenza l’impatto crescente dei fattori ambientali e logistici della Formula 1 moderna. Il calendario conta 24 gare distribuite in 21 Paesi, con spostamenti intercontinentali e competizioni in condizioni climatiche molto diverse tra loro.

Ricercatori dell’Università di Trieste, insieme ad alcuni studenti del Racing Team UniTS, hanno analizzato le condizioni ambientali di tutte le gare dell’ultimo campionato per stimare il potenziale impatto termico sui piloti. Episodi recenti, come il Gran Premio del Qatar 2023, hanno dimostrato come il caldo possa incidere non solo sulla performance, ma anche sulla salute degli atleti.

Per questo motivo stanno diventando sempre più diffuse strategie specifiche come:

  • acclimatazione al caldo prima delle gare,

  • sistemi di raffreddamento pre-gara,

  • programmi mirati di idratazione e recupero.

Molte di queste pratiche, però, restano ancora basate soprattutto sull’esperienza dei team piuttosto che su dati scientifici raccolti direttamente in gara.

Allenamenti personalizzati e nuove prospettive di ricerca

Le interviste ai performance coach coinvolti nello studio – tra cui allenatori di piloti di vertice come Charles Leclerc e Max Verstappen – hanno permesso di comprendere come le richieste fisiologiche della Formula 1 si traducano in programmi di allenamento altamente personalizzati.

Gli allenamenti vengono adattati in base a diversi fattori: caratteristiche del pilota, tipo di circuito, condizioni climatiche previste e durata dello sforzo durante il weekend di gara.

Tra le priorità future indicate dai ricercatori c’è lo sviluppo di studi sempre più vicini alle condizioni reali di competizione, con la possibilità di monitorare parametri come frequenza cardiaca, temperatura corporea, consumo di ossigeno e livelli di lattato.

Attualmente il regolamento vieta l’uso di molti dispositivi di monitoraggio all’interno della monoposto, limitando la raccolta dei dati fisiologici. Come sottolinea il preparatore atletico Kim Keedle, anche una semplice misurazione sistematica della frequenza cardiaca durante la guida potrebbe rappresentare un passo importante per quantificare con maggiore precisione le sollecitazioni a cui sono sottoposti i piloti.

Comprendere meglio questi meccanismi non riguarda solo la performance sportiva, ma anche la tutela della salute degli atleti, soprattutto per quanto riguarda gli effetti a lungo termine delle vibrazioni della monoposto e delle sollecitazioni sulla zona lombare.

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Annalisa Biasi

Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.