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Friuli Venezia Giulia, trasferiti a sette Comuni gli immobili dell’ex demanio militare

30/03/2026

Friuli Venezia Giulia, trasferiti a sette Comuni gli immobili dell’ex demanio militare
Foto di Regione Friuli Venezia Giulia

Sette Comuni del Friuli Venezia Giulia potranno acquisire a titolo gratuito beni appartenenti all’ex demanio militare e avviare così nuovi percorsi di recupero e valorizzazione pubblica. La decisione è stata formalizzata dalla Giunta regionale attraverso sette delibere che autorizzano l’acquisizione dallo Stato e il contestuale trasferimento in proprietà non onerosa agli enti locali interessati. A illustrare il provvedimento è stato l’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari, che ha sottolineato il valore dell’operazione sotto il profilo istituzionale, territoriale e culturale.

I Comuni coinvolti sono Pontebba, Cavazzo Carnico, Bordano, Verzegnis, Fagagna, Malborghetto Valbruna e Tarvisio. Si tratta di territori che ospitano infrastrutture e aree un tempo legate alla funzione difensiva, oggi prive di quel ruolo originario e quindi potenzialmente destinate a un nuovo utilizzo pubblico. L’intervento consente di riportare nella disponibilità delle comunità locali beni rimasti per decenni fuori dall’uso civile, con l’obiettivo di garantirne conservazione, recupero e fruizione.

Quali immobili passano ai Comuni

Il pacchetto di trasferimenti riguarda una pluralità di immobili ed ex infrastrutture militari distribuite in diverse aree della regione. Tra i beni indicati figurano il fortino di Camporosso nel territorio di Tarvisio, l’area dell’ex sito missilistico “Hawk” a Fagagna e l’ex deposito munizioni di San Leopoldo a Pontebba. A questi si aggiungono tratti di ex strade militari e fortificazioni storiche situate soprattutto nei territori di Verzegnis e Cavazzo Carnico.

Di particolare rilievo appare il trasferimento delle opere difensive di Cesclans e della fortificazione di Palude Vuarbis, beni che uniscono valore storico e potenziale interesse pubblico. L’operazione non riguarda quindi soltanto immobili dismessi, ma un patrimonio che conserva una precisa identità territoriale e che, in diversi casi, può diventare oggetto di progetti di recupero con finalità culturali, ambientali, turistiche o di servizio alla collettività.

Il quadro normativo e gli impegni degli enti locali

Il trasferimento è reso possibile dalle norme di attuazione dello Statuto speciale e, in particolare, dal decreto legislativo 114 del 2025, che disciplina il passaggio alla Regione dei beni del ramo difesa per la successiva cessione agli enti locali che ne abbiano fatto richiesta. La Regione svolge quindi una funzione di raccordo tra Stato e Comuni, rendendo praticabile un percorso che consente di restituire questi asset ai territori.

Con il subentro nella proprietà, le amministrazioni comunali assumeranno anche tutti i rapporti giuridici relativi ai beni e dovranno destinarli ad attività di interesse pubblico. A loro spetteranno inoltre le spese di gestione e manutenzione, nel rispetto dei vincoli storici, artistici e ambientali eventualmente presenti. Si tratta di un passaggio importante, perché lega il trasferimento non a una semplice acquisizione patrimoniale, ma a una responsabilità precisa sul piano della tutela e dell’utilizzo futuro.

La formalizzazione del passaggio avverrà attraverso la sottoscrizione di verbali di consegna tra Agenzia del Demanio, Amministrazione regionale e singoli Comuni interessati. Questi atti costituiranno il titolo ufficiale per la trascrizione e la voltura catastale. Per la Regione, il provvedimento segna un passaggio concreto in una strategia che punta a riconsegnare agli enti locali beni finora sottratti alla vita civile, aprendo la strada a interventi di recupero che potranno incidere sulla qualità del territorio e sulla valorizzazione del patrimonio pubblico.

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Andrea Bianchi

Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.