Sommergibile Scirè, al via l’analisi del DNA per identificare i caduti
17/02/2026
Restituire un nome ai marinai del sommergibile Scirè, affondato nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale, è l’obiettivo del Protocollo d’intesa firmato tra l’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, l’Università di Trieste e l’Università “Aldo Moro” di Bari.
L’accordo apre una nuova fase nel percorso di valorizzazione della memoria dei militari italiani caduti in guerra, con un approccio scientifico multidisciplinare finalizzato all’identificazione dei resti custoditi nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari.
Studio antropologico e analisi genetica
Lo studio coinvolgerà 14 delle 42 cassette ossario contenenti i resti recuperati negli anni Ottanta. L’Università di Bari, attraverso l’Istituto di Medicina Legale, si occuperà degli esami antropometrici, mentre l’Università di Trieste condurrà le analisi del DNA per verificare la possibilità concreta di identificare i caduti.
L’iniziativa rappresenta un passaggio delicato e complesso, considerata l’assenza di segni distintivi o elementi utili al riconoscimento, circostanza che portò alla classificazione di tutti i militari come “ignoti” al momento della tumulazione.
La storia dello Scirè
Costruito nei cantieri di Muggiano e varato il 6 gennaio 1938, lo Scirè entrò in servizio nel 1939, distinguendosi per operazioni culminate il 18 dicembre 1941 con l’incursione nel porto di Alessandria d’Egitto, che provocò gravi danni alle corazzate britanniche Queen Elizabeth e Valiant.
Il 6 agosto 1942 salpò da Lero diretto a Haifa. Le comunicazioni cifrate italiane furono intercettate e decrittate dai britannici: il 10 agosto, alle 10.30, la corvetta Islay attaccò il sommergibile con bombe di profondità. Gravemente danneggiato, lo Scirè emerse ma fu nuovamente colpito e affondò con tutti i 60 membri dell’equipaggio.
Due incursori, il Capitano Commissario Egil Chersi e il Secondo Capo Eugenio Dal Ben, furono ritrovati pochi giorni dopo sulla spiaggia di Haifa e sepolti con onori militari; rientrarono in Italia nel 1965. Gli altri membri dell’equipaggio rimasero intrappolati a 35 metri di profondità. Il sommergibile fu dichiarato scomparso il 31 agosto 1942 e insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare il 28 aprile 1943.
Nel 1984, grazie all’intervento di Nave Anteo della Marina Militare, furono recuperate 42 salme, accolte a Bari il 15 ottobre dello stesso anno e deposte nel Sacrario Militare in un sacello comune. Sedici marinai riposano ancora in mare; il relitto è stato sigillato nel 2002 e nel maggio 2025 è divenuto Sacrario Militare.
Una memoria che diventa identità
Il progetto scientifico rappresenta un gesto di responsabilità verso la storia e verso le famiglie, un tentativo di colmare una distanza rimasta aperta per oltre ottant’anni.
Alla firma del protocollo erano presenti il Generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, capo dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, la rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli con il professor Paolo Fattorini, e il rettore dell’Università di Bari Roberto Bellotti con i docenti Valeria Santoro e Francesco Introna.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.