Fiavet lancia l’allarme in Senato: guerra nel Golfo, voli più cari e nuove pressioni fiscali sulle agenzie di viaggio
23/04/2026
Il conflitto nel Golfo Persico rischia di aprire una nuova fase di forte instabilità per il turismo organizzato italiano, proprio mentre il settore guarda alla prossima stagione estiva. A portare il tema all’attenzione della Commissione Finanze del Senato è stata Fiavet Confcommercio, la Federazione delle associazioni delle imprese di viaggi e turismo, intervenuta nel corso dell’audizione sui disegni di legge 1845, 1852 e 1865 in materia fiscale e di tariffe petrolifere. Sul tavolo, insieme alle ricadute della crisi internazionale sul trasporto aereo, anche la contestazione di una misura fiscale introdotta con la Legge di Bilancio 2026 che riguarda direttamente le agenzie di viaggio.
Secondo la federazione, le criticità operative originate dalla situazione nel Golfo stanno già producendo effetti rilevanti su una delle direttrici più delicate del mercato turistico. L’area, infatti, rappresenta uno snodo strategico per una quota consistente dei flussi dall’Italia verso l’Asia e l’Australia. La chiusura di diversi spazi aerei, l’allungamento dei tempi di percorrenza e il forte aumento del costo del carburante stanno determinando una catena di conseguenze che coinvolge compagnie, operatori e viaggiatori.
Rotte cancellate, costi in salita e difficoltà nei principali hub
Fiavet ha evidenziato come il quadro attuale sia aggravato dal raddoppio del prezzo del jet fuel, elemento che ha contribuito alla cancellazione di numerose rotte e a un aumento dei prezzi dei biglietti. A questo si aggiunge la carenza di carburanti riscontrata in vari hub aeroportuali, un fattore che viene considerato particolarmente preoccupante in vista dell’estate, quando i volumi di traffico aereo e di partenze tendono a crescere sensibilmente.
Per gli operatori del settore il problema non si traduce soltanto in una generica difficoltà del mercato, ma in un impatto immediato sull’organizzazione quotidiana del lavoro. Le agenzie, ha spiegato la federazione, sono costrette a fronteggiare un’intensa attività di riprotezione dei passeggeri, ricalcolo degli itinerari, modifiche operative e assistenza continua ai clienti, con ricadute economiche e gestionali molto pesanti. Ogni cambiamento di rotta, ogni cancellazione e ogni ritardo comportano infatti nuove incombenze, spesso senza margini adeguati a compensare il carico aggiuntivo di lavoro.
La richiesta al Senato sulla ritenuta d’acconto
Nel corso dell’audizione, Fiavet ha affiancato all’analisi dello scenario internazionale una richiesta precisa sul fronte fiscale: lo stralcio definitivo dell’obbligo della ritenuta d’acconto sulle provvigioni percepite dalle agenzie di viaggio, misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026. Per l’associazione, si tratta di un intervento che rischia di comprimere la liquidità delle imprese in una fase già segnata da forti tensioni operative e da una crescente instabilità dei costi.
La federazione sostiene che l’applicazione della ritenuta finisca per produrre un aggravio di adempimenti fiscali sproporzionato rispetto ai benefici attesi per l’Erario. Il nodo, nella lettura di Fiavet, riguarda soprattutto la natura dei rapporti economici coinvolti, spesso caratterizzati da micro-importi e da operazioni occasionali, che renderebbero la misura poco efficace sul piano del gettito e molto onerosa su quello amministrativo.
Il timore di uno svantaggio per le imprese italiane
Un altro elemento posto in evidenza durante l’audizione riguarda il possibile svantaggio competitivo per le agenzie italiane rispetto a quelle straniere. In un mercato turistico che opera ormai su scala internazionale, l’aumento degli oneri fiscali e burocratici rischierebbe, secondo la federazione, di indebolire ulteriormente la posizione delle imprese nazionali, proprio mentre il settore è chiamato a reggere l’urto di una fase geopolitica incerta e di un trasporto aereo sempre più esposto a oscillazioni improvvise.
Il messaggio lanciato da Fiavet al Senato tiene dunque insieme due livelli strettamente collegati. Il primo è quello dell’emergenza internazionale, che incide direttamente sui collegamenti verso mercati fondamentali per il turismo outgoing. Il secondo riguarda la tenuta economica e amministrativa delle agenzie, chiamate a fronteggiare costi crescenti, assistenza continua ai clienti e, al tempo stesso, nuovi obblighi fiscali. In questo intreccio di fattori, la federazione chiede che il legislatore tenga conto della fragilità concreta delle imprese del comparto, evitando di appesantire ulteriormente un settore che si trova già a operare in condizioni di forte pressione.
Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.