Trasparenza salariale, via libera al decreto: nuovi obblighi per le imprese
06/05/2026
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza salariale, introducendo una serie di obblighi per i datori di lavoro con l’obiettivo di ridurre il divario retributivo di genere. Il provvedimento interviene sia nelle fasi di selezione del personale sia nella gestione dei rapporti di lavoro già in essere, ampliando in modo significativo il perimetro delle tutele.
Stop alle richieste sugli stipendi precedenti
Tra le principali novità figura il divieto per le aziende di chiedere ai candidati informazioni sulla loro storia salariale, misura pensata per evitare che eventuali disparità pregresse possano influenzare le nuove assunzioni. Il decreto rafforza inoltre il diritto all’informazione per i lavoratori, che potranno accedere a dati utili per verificare eventuali differenze retributive.
Rispetto alla versione iniziale, il testo estende l’applicazione delle norme a un’ampia platea di rapporti di lavoro: oltre ai dipendenti, rientrano anche apprendisti, lavoratori domestici, intermittenti, collaboratori coordinati e continuativi e dirigenti. Viene inoltre previsto il riferimento diretto ai contratti collettivi nazionali come base per la classificazione professionale e salariale.
Scadenze differenziate per le aziende
Il decreto introduce anche un sistema di monitoraggio periodico del divario retributivo, con obblighi di rendicontazione calibrati in base alle dimensioni aziendali. Le imprese con almeno 250 dipendenti dovranno adeguarsi entro il 7 giugno 2027 e successivamente con cadenza annuale.
Per le aziende con un organico compreso tra 150 e 249 addetti, la prima scadenza resta fissata al 7 giugno 2027, ma con aggiornamenti ogni tre anni. Tempistiche più ampie sono previste per le realtà con 100-149 dipendenti, chiamate a rispettare gli obblighi entro il 7 giugno 2031, sempre con cadenza triennale.
L’intervento normativo rappresenta un passaggio operativo nell’attuazione delle politiche europee in materia di parità retributiva, introducendo strumenti di controllo e trasparenza destinati a incidere sull’organizzazione del lavoro e sulle pratiche di selezione del personale.
Articolo Precedente
Trieste, torna “Rose Libri Musica Vino”: al via l’edizione 2026
Articolo Successivo
Trieste, turismo in crescita: presenze +11,3% ma servono regole
Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.