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Gorizia, Riccardi: ospedali da riorganizzare, non da chiudere

21/04/2026

Gorizia, Riccardi: ospedali da riorganizzare, non da chiudere

Una revisione della rete ospedaliera, senza chiusure ma con una riorganizzazione fondata su standard nazionali, per rispondere a bisogni di salute che oggi sono legati soprattutto alla cronicità. È il messaggio ribadito a Gorizia dall’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, intervenuto in una seduta pubblica nella sala consiliare del Municipio dedicata ai temi della sanità nel territorio isontino.

Il confronto pubblico sulla sanità isontina

All’incontro hanno partecipato anche il sindaco Rodolfo Ziberna, la giunta comunale, i consiglieri, il direttore generale di Asugi Antonio Poggiana e numerosi medici responsabili delle strutture dell’azienda giuliano isontina. Nel suo intervento, Riccardi ha collocato il dibattito dentro una cornice più ampia: quella di un sistema sanitario costruito storicamente per affrontare soprattutto le emergenze e oggi chiamato invece a misurarsi con una domanda molto diversa, segnata dalla crescita delle patologie croniche e dalla necessità di presa in carico continuativa.

Secondo l’assessore, proprio questo scarto tra l’impianto originario del sistema e l’evoluzione dei bisogni rende inevitabile un intervento strutturale. La linea indicata non passa dalla soppressione degli ospedali, ma da una revisione della loro funzione, in modo da garantire qualità dell’assistenza, sicurezza delle cure e risultati clinici migliori. Un passaggio che, nelle parole dell’esponente regionale, deve essere affrontato superando resistenze e ritardi accumulati nel tempo.

“Nessuna chiusura, ma standard e qualità delle cure”

Riccardi ha insistito sul principio del rispetto dei ruoli: alla politica, ha detto, spetta assumere decisioni sulla base delle indicazioni tecniche, mentre ai professionisti compete fornire gli elementi scientifici e operativi necessari. In questa cornice ha richiamato esplicitamente il Dm 70, il decreto che definisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera, spiegando che la Regione sta applicando criteri dettati dalla scienza e dalla tecnica senza invadere il campo delle valutazioni strettamente professionali.

Il punto centrale del ragionamento è che la risposta al bisogno di salute, per essere appropriata, non può essere letta soltanto in chiave territoriale. Da qui la necessità, secondo l’assessore, di concentrare alcune attività in centri in grado di assicurare volumi adeguati e competenze specialistiche tali da migliorare gli esiti clinici. Una prospettiva che punta a spostare il confronto dal semplice mantenimento delle strutture esistenti alla qualità concreta delle prestazioni erogate.

Carenza di personale e sanità territoriale

Tra i nodi affrontati durante la seduta pubblica c’è stato anche quello del personale sanitario. Riccardi ha riconosciuto che il tema riguarda l’intero sistema, pur osservando che il Friuli Venezia Giulia soffre meno di altre regioni questa difficoltà. Il problema, ha sottolineato, non si esaurisce però nelle risorse economiche disponibili: pesa anche la capacità delle organizzazioni sanitarie di risultare attrattive per le nuove generazioni di professionisti, in un contesto in cui medici e operatori valutano sempre di più qualità del lavoro, prospettive e condizioni organizzative.

Accanto alla revisione della rete ospedaliera, l’assessore ha richiamato anche il percorso di rafforzamento della sanità territoriale attraverso l’applicazione del DM 77, indicato come uno degli strumenti utili a intercettare i bisogni dei cittadini prima che degenerino in situazioni di emergenza. È qui che si gioca una parte rilevante della riorganizzazione, con l’obiettivo di costruire una presa in carico più vicina alle persone e meno centrata soltanto sull’ospedale.

Scelte difficili e ruolo dei Comuni

Nel passaggio finale del suo intervento, Riccardi ha riconosciuto che le decisioni in materia sanitaria sono spesso complesse e possono risultare impopolari, ma ha sostenuto che si tratta di scelte necessarie per tenere in equilibrio il sistema e garantirne la sostenibilità nel tempo. In questa prospettiva ha indicato come decisivo anche il rafforzamento dell’integrazione sociosanitaria e il ruolo dei Comuni, chiamati a partecipare a un modello che superi una visione esclusivamente ospedale-centrica.

Il confronto avviato a Gorizia si inserisce così dentro una discussione più ampia sul futuro dell’organizzazione sanitaria regionale, in una fase in cui il tema non è soltanto mantenere i presidi esistenti, ma ridefinire funzioni, competenze e percorsi di cura in base a una domanda di salute profondamente cambiata.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.