Melanoma avanzato, UniTS guida EXOMEL per cure più mirate con biopsia liquida
13/05/2026
Monitorare l’evoluzione del melanoma avanzato attraverso un semplice prelievo di sangue o un campione di urine, riducendo l’invasività degli esami e migliorando la personalizzazione delle terapie. È l’obiettivo di EXOMEL, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Trieste che punta a sviluppare strumenti diagnostici innovativi basati sulla biopsia liquida.
Il progetto, dal titolo “MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato”, si concentra su una delle forme tumorali in cui il monitoraggio preciso della risposta alle cure può incidere direttamente sulle decisioni terapeutiche.
La ricerca sugli esosomi e i microRNA
L’aspetto più innovativo di EXOMEL riguarda lo studio degli esosomi, minuscole vescicole che le cellule utilizzano per comunicare tra loro, e dei microRNA trasportati al loro interno. I ricercatori analizzeranno questi segnali biologici attraverso campioni di sangue e urine per capire se possano aiutare a distinguere i pazienti che rispondono all’immunoterapia da quelli che non ottengono benefici dal trattamento.
La ricerca introdurrà inoltre l’utilizzo del campione urinario come strumento di biopsia liquida, ampliando le possibilità di monitoraggio con procedure meno invasive rispetto alle biopsie tradizionali.
“Al centro di EXOMEL c’è lo sviluppo e la validazione della biopsia liquida, un approccio diagnostico che permette di ottenere informazioni rilevanti sulla malattia attraverso campioni biologici semplici da raccogliere”, spiega Serena Bonin, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto.
Attualmente, sottolinea Bonin, la biopsia liquida viene utilizzata soprattutto in ambito sperimentale per individuare il DNA tumorale circolante con mutazioni già note. EXOMEL punta invece a individuare nuovi biomarcatori predittivi basati sui microRNA esosomiali, oggi non ancora disponibili nella pratica clinica ospedaliera.
Collaborazione tra Italia e Austria fino al 2028
Il progetto è finanziato dal programma europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia–Austria 2021-2027, sostenuto dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, con un investimento complessivo di oltre 572 mila euro. Le attività proseguiranno fino al 31 marzo 2028.
L’Università di Trieste coordina il progetto attraverso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, con un gruppo di ricerca composto da Serena Bonin, Iris Zalaudek, Ilaria Gandin e Gabriele Grassi.
Il partenariato coinvolge anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Bolzano e Brunico, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.
Nel corso della ricerca verranno sviluppati protocolli comuni tra i diversi centri clinici per standardizzare le procedure diagnostiche e verificare l’efficacia dell’approccio in contesti sanitari differenti. I risultati attesi potrebbero aprire prospettive anche sul piano industriale, favorendo lo sviluppo di nuove tecnologie diagnostiche nel settore biomedicale.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.