Trieste, confisca da 2,5 milioni di euro su beni legati a frodi fiscali sui carburanti
20/05/2026
La Guardia di Finanza ha eseguito un provvedimento di confisca definitiva su un patrimonio del valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, composto da beni mobili e immobili riconducibili a due aziende e quattro persone fisiche, già condannate con sentenza passata in giudicato per reati tributari, evasione delle accise sugli idrocarburi e autoriciclaggio.
L’intervento trae origine dal fascicolo aperto sulla acquisizione della Depositi Costieri Trieste S.p.A., perfezionata nel 2017, quando la proprietà della società – attiva nello stoccaggio e nella movimentazione di prodotti petroliferi – è passata a un gruppo di soggetti campani. Secondo le ricostruzioni investigative, alcuni di loro erano già gravati da precedenti penali di rilievo e mostravano legami con ambienti criminali organizzati.
Un'attività contro riciclaggio in settori sensibili, come quello dei prodotti petroliferi
Nella versione formalmente presentata, tali soggetti figuravano come semplici dipendenti della società, mentre dalle risultanze d’indagine è emerso che esercitavano in realtà un ruolo centrale nelle scelte gestionali. La conduzione dell’azienda sarebbe stata caratterizzata da sistematiche violazioni fiscali, in particolare nella commercializzazione di prodotti petroliferi in evasione d’imposta, e da condotte di autoriciclaggio dei proventi illeciti.
La Depositi Costieri Trieste S.p.A. viene indicata come fulcro operativo di queste attività: l’impresa sarebbe stata utilizzata per far transitare carburante e flussi finanziari in modo da eludere imposte e contributi, con un’operatività anomala che, nel tempo, ha inciso sulla sua sostenibilità economica fino a condurla al fallimento per il mancato adempimento degli obblighi fiscali.
Su questa linea si è aperto anche un distinto procedimento per bancarotta, che prende in esame la gestione della società nella fase che ha preceduto il dissesto. La confisca disposta ora interviene a valle delle condanne definitive, mirando a sottrarre in via permanente al circuito economico i beni ritenuti collegati alle condotte contestate e ad acquisirli al patrimonio dello Stato.
L’operazione viene inquadrata nel più ampio dispositivo di contrasto alle frodi nel settore degli idrocarburi, ambito considerato ad alto rischio per l’evasione fiscale e il reimpiego di capitali di provenienza illecita. La linea d’azione punta non solo a reprimere i singoli reati, ma anche a disarticolare le strutture economiche che li sostengono.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.