Trieste, Marco Filiberti debutta nell’opera con l’Elektra di Strauss
22/04/2026
Sarà Marco Filiberti a firmare la regia della nuova produzione di Elektra di Richard Strauss al Teatro Verdi di Trieste, in programma a giugno come titolo conclusivo della stagione lirica e di balletto 2025-2026. Per il regista, drammaturgo e cineasta si tratta del debutto operistico, affidato a uno dei lavori più complessi e radicali del repertorio novecentesco. L’allestimento nasce da un confronto avviato molti mesi fa con il direttore musicale Enrico Calesso e si annuncia come una produzione costruita su una visione condivisa fin dalle fondamenta, con una scelta scenica destinata a caratterizzare lo spettacolo: l’orchestra sul palco, coinvolta direttamente nell’azione teatrale.
Un debutto costruito nel dialogo con Enrico Calesso
Il Teatro Verdi presenta questa Elektra come il risultato di un lavoro lungo e serrato tra la direzione musicale e la regia, sviluppato attraverso studio della partitura, analisi del testo e confronto sulla struttura stessa dello spazio scenico. L’idea, secondo quanto emerge dalla presentazione della produzione, è quella di evitare la sovrapposizione di linguaggi separati per arrivare invece a una costruzione unitaria dello spettacolo, nella quale musica, regia e impianto produttivo procedano nella stessa direzione.
Il dialogo tra Calesso e Filiberti è iniziato già nel novembre 2025 e ha accompagnato ogni fase dell’ideazione. In questo percorso, Elektra viene affrontata come un organismo complesso da restituire nella sua interezza letteraria e musicale, senza gerarchie tra gli elementi in campo. L’obiettivo dichiarato è offrire al pubblico triestino una lettura filologicamente corretta, ma attraversata da soluzioni sceniche in grado di sorprendere e di restituire con forza il carattere tragico, visionario e perturbante del capolavoro di Strauss e Hofmannsthal.
Chi è Marco Filiberti, tra cinema, teatro e ricerca artistica
Il debutto nell’opera arriva dopo un percorso artistico costruito tra cinema d’autore, drammaturgia e teatro di prosa. Filiberti, milanese ma toscano d’adozione, ha sviluppato nel tempo un lavoro riconoscibile per rigore formale, densità culturale e attenzione ai grandi testi della tradizione occidentale. Dopo gli studi letterari e musicali, ha attraversato anche l’esperienza interpretativa, da Mozart a Gershwin, per poi orientarsi verso la scrittura e la regia, prima in ambito teatrale e poi cinematografico.
I suoi lavori per il cinema, da Poco più di un anno fa – diario di un pornodivo a Il compleanno e Cain, sono stati presentati in festival internazionali come Berlino, Venezia e Los Angeles, raccogliendo numerosi riconoscimenti. Tra questi figurano il Globo d’Oro Speciale della stampa estera, premi della critica e del pubblico in rassegne italiane e straniere, fino al riconoscimento ottenuto con Parsifal, film del 2021 definito come un’opera sinestetica e totalizzante e premiato anche al Rhode Island International Film Festival.
Una poetica indipendente approda sul palcoscenico del Verdi
Convinto sostenitore della libertà artistica, Filiberti ha fondato la compagnia teatrale Vie del Teatro in Terra di Siena e la casa di produzione cinematografica Dedalus, attraverso cui ha portato avanti progetti di forte impronta autoriale. Tra questi la trilogia Il pianto delle Muse, accolta come un’esperienza di teatro totale, e lavori come Intorno a Don Carlos: Prove d’Autenticità. Dal 2022 è impegnato anche nella trasposizione teatrale della Recherche di Marcel Proust, un progetto di grande ambizione che ha già avuto prime presentazioni in diverse città italiane.
L’approdo al Teatro Verdi con Elektra si inserisce dunque in un itinerario coerente, segnato da una costante attenzione alla parola, al suono, alla struttura del testo e alla tensione tra fedeltà e reinvenzione. Per Trieste, l’arrivo di Filiberti rappresenta una delle novità più rilevanti del cartellone 2025-2026: un debutto che unisce una personalità artistica fuori dagli schemi a uno dei titoli più estremi del teatro musicale del Novecento, chiamato a chiudere la stagione con un allestimento che punta a lasciare un segno preciso.
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Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.