Confcommercio: illegalità costa 41 miliardi a negozi e ristoranti
14/05/2026
Abusivismo, contraffazione, furti e cybercriminalità continuano a pesare in modo crescente sulle attività commerciali italiane. Secondo il nuovo report elaborato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi circa 41 miliardi di euro, mettendo a rischio oltre 284mila posti di lavoro regolari.
I dati sono stati presentati durante la tredicesima edizione della Giornata nazionale “Legalità, ci piace!”, iniziativa promossa da Confcommercio per richiamare l’attenzione sul tema della sicurezza economica e urbana e sul peso che criminalità e degrado esercitano sul tessuto produttivo.
Abusivismo e contraffazione tra le principali minacce
Tra le voci che incidono maggiormente sui bilanci delle imprese figurano l’abusivismo commerciale, stimato in 10,5 miliardi di euro annui, e quello nella ristorazione, che vale circa 8,5 miliardi. A questi si aggiungono i danni provocati dalla contraffazione, quantificati in 5 miliardi, e quelli derivanti dal taccheggio, che supera i 5,4 miliardi di euro.
Il report evidenzia inoltre il peso crescente della criminalità organizzata e degli attacchi informatici, considerati elementi ormai strutturali del fenomeno dell’illegalità economica.
Secondo l’indagine, quasi sette imprese su dieci ritengono che abusivismo e contraffazione producano concorrenza sleale, riduzione dei ricavi e perdita di competitività.
Paura di furti, baby gang e mala movida
Il 29% delle imprese del terziario sostiene che il livello di sicurezza sia peggiorato rispetto agli anni precedenti. Cresce infatti la percezione legata a furti, vandalismi, rapine e aggressioni, con tre imprenditori su dieci che temono di subire episodi criminali nella propria attività.
Tra le criticità segnalate compare anche il fenomeno delle baby gang, indicato dal 22,8% delle aziende intervistate. Per circa un’impresa su tre, invece, un elemento di forte preoccupazione è rappresentato dalla cosiddetta “mala movida”, associata a degrado urbano, danneggiamenti e aumento degli episodi illegali.
Il taccheggio resta uno dei problemi più diffusi: il 60% delle attività coinvolte nel monitoraggio dichiara di subire furti con regolarità, soprattutto nei settori dei cosmetici, dell’abbigliamento, degli accessori moda, della piccola elettronica e degli alimentari confezionati.
Imprese sempre più orientate alla sicurezza
Per contrastare il fenomeno, quasi nove imprese su dieci hanno investito in sistemi di sicurezza, puntando soprattutto su videosorveglianza, allarmi antifurto e dispositivi di controllo.
Molti imprenditori ritengono inoltre che il presidio rappresentato dai negozi aperti e dalle vetrine illuminate contribuisca a ridurre il degrado urbano e la microcriminalità, rafforzando la sicurezza delle aree cittadine.
Confcommercio ha avanzato una serie di proposte rivolte alle istituzioni, tra cui il potenziamento della presenza delle Forze dell’Ordine nelle zone più esposte, il sostegno fiscale agli investimenti in sicurezza attraverso crediti d’imposta e il rafforzamento delle attività di contrasto al taccheggio e alle reti criminali organizzate.
La Confederazione ha inoltre chiesto la creazione di tavoli permanenti tra Prefetture, Comuni, Forze dell’Ordine e associazioni di categoria, insieme a una mappatura delle aree urbane più a rischio e a interventi coordinati contro abusivismo, degrado e mala movida.
Tra i temi affrontati anche quello della rigenerazione urbana, con la richiesta di politiche capaci di valorizzare il commercio di prossimità e contrastare il fenomeno dei negozi sfitti nei centri cittadini.
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Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.